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Per la difesa dell'immagine dei sofferenti psichiciLettera aperta alla stampa ed ai media
Se per tanti efferati delitti spesso viene data dai media una serie di informazioni eccessive, utili solo ad alimentare le morbose curiosità di alcuni, per il caso di Novi Ligure si è riusciti a dire e scrivere ancora di più, decisamente troppo. Vorremmo ora evidenziare che in simili circostanze, mentre è del tutto normale che degli avvocati difensori cerchino di aggrapparsi a presunte o presumibli "infermità mentali", il fatto che di queste presunte infermità si parli a lungo, e non sempre con la competenza e l'attenzione necessarie, in trasmissioni televisive molto seguite, o durante telegiornali, o sulla stampa, finisce per ledere, offendere irreparabilmente una serie di innocenti: i veri sofferenti psichici. Il grosso pubblico, che non può né accedere ad informazioni specialistiche né avere adeguati strumenti interpretativi, da quanto certi messaggi lasciano sottintendere potrebbe infatti arrivare a pensare che se una persona normale non può essere un efferato assassino, un mostro, ogni malato psichico invece possa esserlo. Conclusione errata oltre che pericolosa, che si basa su presupposti errati. Come ha osservato lo psichiatra Crepet in una delle trasmissioni cui si accennava in precedenza, un mafioso può benissimo andare al bar sorridente, fare quattro chiacchiere con un amico, e poi andare ad ammazzare qualcuno. I mafiosi, come i terroristi, i sequestratori, i trafficanti di organi umani, ecc... sono tutti individui che non vorremmo definire "normali", ma che certo non sono "malati psichici". D'altro lato bisogna anche distinguere tra le persone che si riconoscono come malate psichiche, con patologie a volte gravi, e che in quanto tali sono seguite e curate, ma anche - proprio per questo- totalmente emarginate, e le persone che invece sono perfettamente inserite nella cosiddetta "normalità" (come professionisti, manager di successo ecc.), che possono avere nascoste perversioni, vizi pericolosi. A quest'ultima categoria si debbono poi accostare i tanti giovani figli del benessere e senza valori umani che si divertono a buttare sassi dai cavalcavia, o a stuprare per poi uccidere, come anni fa successe al Circeo, o a uccidere sparando tra la folla. In ogni caso la cattiveria, la crudeltà, la violenza, non caratterizzano affatto i veri sofferenti psichici, che tra l'altro oggi, grazie ai nuovi farmaci ( in particolare per quanto riguarda la schizofrenia), possono ritrovare comportamenti del tutto normali. E sono proprio queste persone, questi giovani innocenti e per lo più del tutto inoffensivi, di cui si parla poco, ma che sono purtroppo molto numerosi nelle nostre famiglie (2 giovani su 100 si ammalano di schizofrenia, senza contare le altre patologie ancora più comuni) che necessitano prima di altri di percorsi di reintegrazione, ed anche di affetto, di solidarietà, di attività lavorative. Tutte cose che possono essere altamente compromesse da una informazione superficiale e sbagliata, che senza parlare nemmeno direttamente di loro li carica di pregiudizi, allontanandoli sempre più da ogni forma di solidarietà ed amicizia. Chiediamo quindi che la stampa, i media, in futuro facciano più attenzione a quanto - se pur in modo indiretto - finiscono per comunicare intorno a malati che, come tali, hanno bisogno di rispetto, ed eventualmente di una maggiore sensibilizzazione ai loro problemi; intendiamo inoltre fondare un Comitato etico che difenda, se occorre anche per vie legali, l'immagine di queste persone. Questa lettera, firmata dall'associazione Percorso vita, dall'A.R.A.D.sez. Reg. E.-R., dal Coordinamento delle associazioni di famigliari di malati psichici della Regione Emilia-Romagna, Dal Dipartimento di Salute Mentale della città di Bologna, dall'Istituzione Gianfranco Minguzzi, è stata inviata ai maggiori quotidiani italiani ed è stata pubblicata da "L'Unità" del 19 dicembre. Nel prossimo mese di febbraio è prevista presso la sede della AUSL di Bologna una riunione cui parteciperanno giornalisti, psichiatri, familiari, e quanti interessati al problema per fondare il Comitato di cui sopra. |