![]() |
Against Cultural Standardization http://www.a-cultural-s.org |
L'ARTE E IL SISTEMA DELL'ARTE DOPO L'ATTACCO A NEW YORKTerrorismo e sistema dell'arte
- Original message - (giovedì 28 settembre): Cari amici, l'attacco alle Twin Towers non ha solo shoccato il mondo, lo sta cambiando. Ma non si modificheranno solo le nostre abitudini, la nostra cultura subirà una trasformazione radicale. L'arte è sempre stata un sensore attento e profondo spesso in anticipo. Vi chiedo una breve considerazione su: Come reagirà ora l'arte dopo l'attacco alle Twin Towers? Come cambierà il mondo dell'arte? E il mercato? (...) Giancarlo Politi - Re - (lunedì 1 ottobre): Caro Politi, il tuo messaggio pieno di inquietudine sul futuro dell'arte, ripetuto due volte, spedito per posta elettronica a me come a migliaia di persone con cui in qualche modo sei in contatto, ai tuoi abbonati, ai tuoi lettori, mi è ritornato in testa più volte in questi giorni in cui - forse per neutralizzare la propria angoscia - la maggior parte della gente cerca di parlare delle cose di cui parlava prima. Così sono qua, che ti rispondo, presumibilmente sempre assieme ai tanti altri che in qualche modo hai raggiunto. Un interlocutore un poco superficiale, o ottuso, potrebbe quasi stupirsi delle tue preoccupazioni: di guerre, di morti, di catastrofi, di atti terroristici, nel ventesimo secolo se ne sono visti veramente tanti, e nessuno ha mai pensato di metterli in rapporto all'arte, o meglio alla nostra concezione di arte, al nostro sistema dell'arte, vedendovi una minaccia diretta. Per quanto riguarda il mercato poi, l'arte è sempre stata considerata un bene rifugio, come l'oro, i gioielli, la casa: qualcosa che si acquista quando il denaro svaluta, le borse crollano... e quindi si potrebbe prevedere che ora le sue quotazioni siano piuttosto in rialzo. Ma l'11 settembre scorso, come tu hai immediatamente avvertito, è successa una cosa diversa, che tocca elementi, parametri diversi; ed un particiolare riferimento all'arte visiva, al suo mondo, di cui oggi New York è l'epicentro, non l'hai visto solo tu. Dispiace doverlo dire, ma quelle immagini, trasmesse in video, foto, internet, e subito "cannibalizzate" in posters, così come la strategia di quell'evento, la sua biblica durezza, si sono immediatamente confrontate con le nostre opere, hanno lanciato messaggi che avevano una frequenza, o un codice, analogo a quello della nostra arte, ma nella loro crudeltà infinitamente più potente. Dopo la distruzione dei Budda da parte dei Talebani, potrà ancora qualche Brenner detuirpare una statua? Dopo le immagini dell'11 settembre, potremo ancora credere al cinismo decorativo di qualche fotografo? Da più di un anno io stavo pensando ad un'opera da fare nell'isola di Pianosa: sarebbero caduti dall'alto, e si sarebbero diffusi nell'etere, per radio, per internet, tanti piccoli fogli e tanti piccoli messaggi delle persone che avevano vissuto lì, o comunque in situazioni di isolamento e sofferenza... Dalle due torri, dopo l'impatto, sono volati via tanti, tanti fogli che si trovavano sulle scrivanie, e tanti piccoli messaggi sono invece rimasti nelle segreterie telefoniche, o hanno attraversato per un istante i cellulari di famigliari e amici. Ora io non penso di poter realizzare più quell'opera, e se la realizzerò dovrò misurarmi con quel drammatico evento. Però non è stata sconvolta la concezione di arte che porto dentro. Io, persona non violenta che odia la violenza, ho sempre avvertito un profondo disagio nel dovermi rapportare ad un sistema dell'arte chiuso in una sua autonomia ed autoreferenzialità totale, che sembra conoscere solo valori economici, che non solo non ha più un rapporto con il divino, con ciò che è trascendente, ma nemmeno con l'etica, con la storia, con la quotidianità, per quanto da tempo molti artisti vogliano rifarsi al binomio arte e vita. Avverto questo sistema come assolutamente inattuale, legato ad una concezione di arte che data dall'Italia del Cinquecento, di cui Hegel aveva previsto la morte, ma che continua a sopravvivere (si potrebbe dire con accanimento terapeutico) nel suo sistema, nelle sue istituzioni, che sono ormai troppo legate ad interessi economici e consuetudini sociali per modificarsi o sparire al fine di adeguarsi ad una concezione diversa, quale, dagli inizi del Novecento, molti artisti o movimenti artistici stanno configurando. Non vi è qui, in questa lettera, spazio per scrivere ulteriormente del problema, di cui peraltro mi sto occupando. Certo, tornando alle tue domande cariche di angoscia, penso che in seguito a questi fatti nel nostro contesto se non "nulla", ben poco cambierà. La prima ipotesi, quella dell'interlocutore superficiale, un poco ottuso, sarà vincente. Su Internet vi è un videogioco per uccidere Bin Laden, le sfilate di moda si fanno con tutti gli aggettivi di prima, lo spettacolo continua. I bambini, gli anziani, la gente più semplice coinvolta dal nostro sistema culturale fatica a riconoscere la realtà dalla finzione. Certo sarebbe stato terribile che un gesto terroristico che ha ucciso migliaia di persone all'improvviso, senza nemmeno una rivendicazione o una giustificazione dichiarata, potesse mutare la nostra cultura, il nostro sistema culturale, ma probabilmente è ancora più terribile che tale gesto non modifichi proprio nulla. Ed in ogni caso, come André Malraux scriveva ne Les noyers de l'Altembourg, "gli uomini dimenticano". Resta comunque il fatto che il nostro sistema dell'arte "deve" essere modificato, e come ogni sistema può essere modificato solo dall'interno, e senza azioni di guerra, perché le guerre sono sempre perdenti, perché non si possono tracciare linee precise che dividano buoni e cattivi. Occorre invece il dialogo ed anche il coraggio dell'autenticità. Per parlare di tutto questo, da qualche tempo con alcuni amici sto portando avanti un convegno itinerante dal titolo "Il valore dell'arte"; sono invitati artisti, critici, sociologi, economisti, filosofi e quanti interessati. Il prossimo incontro sarà a Castel San Pietro Terme, domenica 11 novembre (data che casualmente cade a due mesi esatti dalla tragedia americana); (...) perché non vieni anche tu? Un abbraccio Anna Valeria Borsari |